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La storia dei grandi clubs: Feyenoord Rotterdam

Scritto da Paolo Passalacqua on 10/dic/2009 , in | Commenti a quello che hai letto (0)





Primo club olandese ad imporsi in campo internazionale, il Feyenoord Rotterdam, nei primi anni della sua storia deve subire la supremazia cittadina dello Sparta Rotterdam, l’altra grande squadra della città. Fondato il 19 luglio 1908, il Feyenoord vince il primo Campionato nel 1924, quando lo Sparta ne ha già conquistati quattro. Il Feyenoord s’impone nuovamente nel 1928, mentre nel 1930 vince per la prima volta la Coppa d’Olanda superando, per 1–0 un’altra formazione di Rotterdam, l’Excelsior. Successo che ripete nel 1935, battendo per 5–3 l’Helmond Sport. In questo stesso anno, il 22 luglio, iniziano i lavori per la costruzione del Feyenoord Stadion. A darne simbolicamente l’avvio è il giocatore Gerard “Puck” Van Heel, capitano della squadra. Lo stadio, chiamato anche “de kuip” (il catino), è ancor oggi fra i più capienti e funzionali d’Europa e venne inaugurato il 27 marzo 1937 con una gara amichevole contro i belgi del Beerschot, che il Feyenoord vinse per 5–2. Qualche mese più tardi, il 2 maggio, sono 60 mila gli spettatori che lo gremiscono per assistere a Olanda–Belgio.

Il Feyenoord Rotterdam vive il suo primo grande periodo verso la fine degli anni ’30, quando vince il campionato nel 1936, nel 1938 e nel 1940, alternandosi nella leadership nazionale con l’Ajax Amsterdam, l’altra big del calcio olandese, dando così vita a un’appassionante sfida che si protrae nel tempo. I suoi giocatori più rappresentativi sono il mediano sinistro Gerard “Puck” Van Heel, mitica figura del calcio olandese del periodo, per ben 64 volte membro della Nazionale, l’attaccante Leen Vente, autore di 19 reti nelle 21 partite giocate con la maglia arancione, il gigantesco portiere Adri van Male (196 cm di statura), e il mediano destro Bas Paauwe, tutti punti fermi della rappresentativa olandese.

Negli anni ’40, pur disponendo di giocatori di buon talento come il mediano sinistro Adri de Vroet (22 volte nazionale) o come l’interno ambidestro Kees Rijvers (33 volte nazionale, poi professionista in Francia con il Saint Etienne AS e in seguito allenatore di successo), il Feyenoord Rotterdam non riesce a far sua alcuna manifestazione. La crisi di risultati prosegue anche negli anni ’50, nonostante la squadra figuri regolarmente fra le più agguerrite. Nell’estate del 1955 viene acquistato per 25.000 fiorini dallo Xerxes, formazione minore di Rotterdam, il giovane attaccante Coen Moulijn che, con uno stipendio di 2.200 fiorini, diventa il primo giocatore professionista del club.

Moulijn, ala sinistra dal gioco lineare e incisivo, insieme a Henk Schouten e a Cor van der Gijp, dà vita a un eccellente trio d’attacco che richiama allo stadio un numero sempre crescente di spettatori. Il Feyenoord Rotterdam torna a proporsi come squadra di vertice assoluto nel 1960, quando conclude il campionato in vetta alla classifica con gli stessi punti dell’Ajax Amsterdam, che poi vince lo spareggio per 5–1.

Inizia in questo modo un pò amaro un decennio ricco di soddisfazioni. L’anno seguente il Feyenoord Rotterdam si prende una prima rivincita precedendo di due punti gli eterni rivali dell’Ajax Amsterdam e tornando a vincere il campionato dopo 21 anni. Lo squadrone di Rotterdam si conferma al vertice in campo nazionale anche la stagione successiva, quando debutta nella Coppa dei Campioni, eliminando gli svedesi dell’IFK Göteborg prima di venire estromesso, negli ottavi di finale, dagli inglesi del Tottenham Hotspur.

Un anno più tardi il Feyenoord Rotterdam è fra le grandi protagoniste del torneo: raggiunge sorprendentemente le semifinali dove viene eliminato dal Benfica di Eusebio. Hanno la possibilità di farsi conoscere in campo internazionale giocatori di sicuro valore come il portiere Eddy Pieters Graafland, il terzino Veldhoen, i mediani Kreijermaat e Klaassens (degno erede di van Heel e de Vroet), e gli attaccanti Bennaars, van der Gijp, Bouwmeester e Moulijn.

Nel 1965 il Feyenoord Rotterdam fa piazza pulita in Olanda vincendo sia la Eredivisie che la Coppa d’Olanda, 1–0 sul Go Ahead Eagles Deventer. Protagonista numero uno di questa strepitosa stagione è il centravanti Piet Kruiver che, reduce da una negativa esperienza nel campionato italiano col Vicenza, conosce un rilancio in grande stile, riconquistando la maglia della Nazionale. Un anno più tardi si imporrà fra i marcatori con 23 reti, al pari di Willy van der Kuijlen del PSV Eindhoven. Insieme a Kruiver si mettono in mostra anche alcuni giovani molto promettenti, come i difensori Libregts e Haak e l’ala destra Bergholtz. Nel panorama calcistico olandese comincia intanto a brillare di intensissima luce la stella dell’Ajax Amsterdam del fenomenale Johan Cruijff. Per il pur forte squadrone di Rotterdam imporsi in campionato diventa sempre più difficile. Per tre stagioni consecutive deve accontentarsi del secondo posto, subito dietro ai lancieri.

Alla guida del Feyenoord Rotterdam arriva il mago austriaco Ernst Happel, che modella la squadra amalgamando le diverse caratteristiche dei giocatori. Ne esce un “prodotto” pressoché perfetto, equilibrato, solido in ogni reparto, che fa del ritmo e della collettività le armi vincenti. Una formazione organica, che difende a zona e attacca in massa. Un primo efficace esempio di calcio totale.

Nel 1969 il Feyenoord Rotterdam ottiene un “double” esaltante. Campionato d’Olanda, precedendo naturalmente l’Ajax Amsterdam, e Coppa d’Olanda, sul PSV Eindhoven dopo due gare: la prima rimasta inchiodata sull’1–1 anche dopo i supplementari; la seconda vinta per 2–0. Il centravanti svedese Ove Kindvall, già capocannoniere un anno prima con 28 reti, si ripete raggiungendo quota 30, così come van Dijk del FC Twente Enschede. Il Feyenoord Rotterdam si dimostra squadra completa, ormai pronta per qualsiasi traguardo. Eddy Pieters Graafland è un portiere di sicuro affidamento; il perno della difesa è Rinus lsraël, uomo-ovunque. Nel centrocampo brilla la stella di Wim van Hanegem, grande organizzatore e temibilissimo bombardiere, dotato com'è di una terrificante botta dalla distanza. Lo affiancano adeguatamente l’inesauribile Wim Jansen e l’austriaco Hasil, fine palleggiatore. ln attacco, come punta di diamante, opera lo svedese Kindvall, implacabile cacciatore di gol. Lo spalleggia l’ormai esperto Moulijn, un’ala capace di portare lo scompiglio in qualsiasi retroguardia avversaria.

Se di Moulijn abbiamo già parlato, merita un capitolo a parte Wim van Hanegem. Per anni è l’idolo indiscusso del de Kuip, lo stadio del Feyenoord Rotterdam, e per i tifosi riveste i panni dell’anti Cruijff, ma rispetto al fuoriclasse dell’Ajax Amsterdam ha caratteristiche meno appuriscenti. Non è un uomo gol, ma un grande organizzatore del gioco, dal passo costante anche se un pò lento e dalla straordinaria resistenza allo sforzo. Usa quasi esclusivamente il piede sinistro, ma lo fa con grande maestria. Duro, insuperabile nel tackle, è molto temuto per il terrificante tiro dalla distanza. Quando si porta in zona gol per i portieri avversari son dolori. I suoi tifosi lo ribattezzano “Der Kromme”, il gobbo, per la caratteristica andatura barcollante. Il mondo scopre Wim van Hanegem, talentuoso centrocampísta del Feyenoord Rotterdam e della Nazionale Olandese (45 presenze e 6 reti), in occasione del Mondiale di Germania del 1974. Ha ormai trent’anni, essendo nato a Utrecht il 20 febbraio 1944. Nell’Olanda macina-avversari, van Hanegem si segnala per essere sempre al centro della manovra e per il numero infinito di palloni che tocca con grande abilità. Sono molte le società che a fine torneo si interessano a lui. In modo particolare alcune spagnole e francesi. L’età non più verde e le eccessive richieste del Fevenoord Rotterdam fanno si che Wim non si muova da Rotterdam. Come tanti calciatori olandesi della sua generazione, van Hanegem acquista una mentalità professionistica solamente verso la fine della carriera.

Per diversi anni il calcio per Wim è solo un hobby, forse meno importante della pesca. Acquistato dallo Xerxes Rotterdam nel 1968, van Hanegem è comunque per dieci stagioni l’uomo più rappresenrativo del Feyenoord Rotterdam, prima squadra olandese a salire sui gradini più alti delle competizioni internazionali.

Il 1970 è un anno fondamentale nella storia del calcio olandese, che proprio grazie al Feyenoord Rotterdam s'impone per la prima volta in Europa vincendo la Coppa dei Campioni, traguardo mancato dall’Ajax Amsterdam un anno prima. La squadra di Happel si presenta alla finale di Milano dopo aver eliminato formazioni di grosso spessore come l’AC Milan, detentore del trofeo e vincitore poco tempo prima della Coppa Intercontinentale, ed il Legia Warszaw dei talentuosi Deyna e Gadocha. Se la deve vedere con una squadra dalle grandi tradizioni come il Celtic Glasgow, che ha vinto la Coppa dei Campioni tre anni prima. Alla rete iniziale dello scozzese Gemmill, risponde due minuti dopo il difensore lsraël.

Per assegnare il trofeo si deve ricorrere ai supplementari, dove una rete di Kindvall consente al Feyenoord Rotterdam di salire sul gradino più alto d’Europa. In un primo tempo il mondo del calcio continentale accetta con poco entusiasmo la supremazia del Feyenoord Rotterdam, squadra non ancora ben conosciuta. Le perplessità svaniscono pochi mesi dopo quando gli uomini di Happel conquistano la Coppa Intercontinentale superando l’Estudiantes, formazione argentina nota per la violenza del suo gioco, specie sul terreno di casa.

La gara di andata, a Buenos Aires, vede gli olandesi impartire un’autentica lezione di calcio collettivo agli argentini, che soltanto faticosamente arrivano al pareggio: 2–2. Nel retour-match di Rotterdam, malgrado la resistenza e l’ostruzionismo degli avversari, il Feyenoord Rotterdam si impone per 1–0, issandosi così sul tetto del mondo.

Nel 1971 il Feyenoord Rotterdam s’impone nuovamente in campionato, precedendo naturalmente l’Ajax Amsterdam. Kindvall è ancora capocannoniere, questa volta in solitudine, con 24 reti. Dopo due campionati conclusi alle spalle dei lancieri di Amsterdam , nel 1974 il Feyenoord Rotterdam vive un’altra grande stagione, vincendo il campionato e la Coppa UEFA.

Nella doppia finale prevale sul Tottenham Hotspurs, mettendo fine ad un’egemonia del calcio inglese, nel torneo, che durava da sei stagioni. Dopo il 2–2 di Londra, il Feyenoord Rotterdam fa sua la Coppa UEFA vincendo per 2–0 a Rotterdam. Autore della prima rete è il giovane difensore Wim Rijsbergen, che qualche mese più tardi, al Mondiale di Germania, risulta il miglior stopper della manifestazione. Insieme a lui, nell’Olanda che si classifica seconda, figurano altri due giocatori del Feyenoord Rotterdam, i centrocampisti Jansen e van Hanegem. Inizia qui per il Feyenoord Rotterdam un periodo di lento, ma costante declino. A farla da padroni, in Olanda, sono l’emergente PSV Eindhoven ed il solito Ajax Amsterdam.

Lo squadrone di Rotterdam torna al successo solo nel 1980, quando vince la Coppa d’Olanda superando l’Ajax Amsterdam per 3–1. La stagione seguente il Feyenoord Rotterdam si prefigge un ambizioso traguardo: vincere la Coppa delle Coppe e risultare così la prima squadra europea a fare l’en-plein delle tre Coppe Europee. In semifinale però sono i georgiani della Dinamo Tbilisi, poi vincitori del torneo, a infrangere i sogni del Feyenoord Rotterdam. La squadra di Rotterdam cambia allenatore nella stagione successiva: Hans Kraaij prende il posto di Vaclav Jezek e, nel 1983, grazie in particolare ai gol del centravanti Peter Houtman, capocannoniere con 30 reti, il Feyenoord Rotterdam esce dalla mediocrità classificandosi secondo in campionato dietro all’Ajax Amsterdam, che nel frattempo ha ritrovato il grande Johan Cruijff. Durante l’estate accade l’incredibile: il presidente Kerkum riesce a strappare all’Ajax Amsterdam nientemeno che il “Papero d’Oro”! Il Feyenoord Rotterdam, che già dispone dell’astro nascente Ruud Gullit e di diversi buoni giocatori come il portiere Jop Hiele e i difensori van de Korput, Wijstekers, Troost e lvan Nielsen, diventa praticamente insuperabile. Campionato e Coppa d’Olanda (1–0 sul Fortuna Sittard) sono di nuovo suoi.

La stupenda stagione appena conclusa si dimostra però un fuoco di paglia. Passano ben sette anni prima che la squadra di Rotterdam riesca ad alzare al cielo un trofeo. Sulla panchina del Feyenoord Rotterdam si succedono, senza fortuna, Ab Fafié, Rinus Israël, Rob Jacob e Pim Veerbek. Con la coppia Wim Jansen e Gunder Bengtsson arriva la Coppa d’Olanda nella stagione 1990–91. Con Hans Dorje la stagione seguente arriva un’altra vittoria in Coppa. È il preludio al successo in Eredivisie.

A questo punto Wim Jansen ha un colpo di genio: capisce che sul campo la squadra ha bisogno di una figura carismatica. È lui stesso a scegliere Wim van Hanegem, leader del grande Feyenoord Rotterdam. La scelta di van Hanegem come allenatore coglie di sorpresa i tifosi e gli osservatori per almeno due motivi. Il primo è una quasi totale mancanza di esperienza. È vero, dall’86 al ’91 van Hanegem si è fatto le ossa come vice-allenatore presso Feyenoord Rotterdam, FC Utrecht e FC Wageningen, ma oltre a non avere vinto nulla è rimasto sempre nell’ombra. Inoltre, non ha il patentino da allenatore. Depone a suo favore il fatto che deve lavorare con quello che passa il convento. I punti di forza della squadra sono tutti giocatori atleticamente temibili ed aggressivi, ma tecnicamente lontani mille miglia sia da Amsterdam che da Eindhoven. De Wolf, biondo pilastro della difesa, è noto per la sistematicità con la quale demolisce gli avversari. A centrocampo torreggia Metgod il quale, non per nulla, ha militato per diversi anni nel campionato inglese. Nel settore offensivo manca un vero regista; sulle fasce la squadra si affida alla velocità di Blinker e Taument mentre a centro area l’arma vincente è spesso costruita sulla furbizia dell’ungherese Jozef Kiprich. È proprio Kiprich, del resto, a regalare al Feyenoord Rotetrdam quel tocco in più che le consente di beffare il PSV Eindhoven. Con van Hanegem in panchina arrivano altre due Coppe d’Olanda e niente più. È destino che il Feyenoord Rotterdam non riesca ad aprire un ciclo; devono passare altri sei anni prima che a Rotterdam possano alzare al cielo il piatto d’argento.

Il quattordicesimo titolo della storia del club di Rotterdam arriva sotto la guida di Leo Beenhakker. Se era difficile prevedere il dominio incontrasto dell’Ajax Amsterdam, al contrario era stata ampiamente prevista la stagione di transizione del PSV Eindhoven. Ne approfitta quella vecchia volpe di Leo Beenhakker capace di fare il vuoto dietro il suo Feyenoord Rotterdam e rilanciare la sua carriera, messa in dubbio da qualche passo falso di troppo negli ultimi anni. Ceduto ai Glasgow Rangers l’elemento di maggior tasso tecnico, il terzino mancino Giovanni Van Bronckhorst, sostituito con il nazionale Under 21 Patrick Paauwe, Beenhakker ha costruito un collettivo tutto sostanza: il capitano Jean Paul Van Gastel in cabina di regia e il danese Jon Dahl Tomasson in rifinitura, le uniche due concessioni stilistiche. Il fiore all’occhiello è stata la difesa bunker: è bastato inserire Bert Konterman in mezzo ai rodati Ulrich Van Gobbel e Kees Van Wonderen, con il polacco Jurek Dudek a fare i miracoli tra i pali. In attacco una coppia d’urto formata dal centravanti argentino Julio Ricardo Cruz e Peter Van Vossen.

Nelle stagioni seguenti il Feyenoord Rotterdam ottiene solo piazzamenti senza mai poter lottare per il titolo. Si arriva così alla stagione 2001–02. L’allenatore Bert Van Marwijk è riuscito a riportare il sorriso al Feyenoord Rotterdam, nonostante la qualità del gruppo sia buona ma non eccelsa. Non poteva sicuramente bastare l'arrivo di Pierre Van Hooijdonk per cambiare volto ad una squadra che aveva anche altre lacune da colmare. Nonostante tutto la squadra di Rotterdam arriva alla finale di Coppa UEFA dopo aver eliminato, tra le altre, il PSV Eindhoven, nel primo derby olandese di sempre nelle Coppe Europee. La finale, per una strana coincidenza, si gioca proprio sul campo di Rotterdam, il de Kuip, contro i tedeschi del Borussia Dortmund BV. La gara che vale una stagione si conclude con il successo della squadra olandese che si impone per 3–2, conquistando per la seconda volta il prestigioso trofeo, a distanza di ben ventotto anni. Sarà questo l’ultimo grande acuto di una squadra ricca di storia e di tradizione e che meriterebbe altri successi.

EERSTE DIVISIE - IL PUNTO

Scritto da Paolo Passalacqua on , in | Commenti a quello che hai letto (0)




La Eerste Divisie è giunta alla ventesima giornata con il De Graafschap Doetinchem che balza in testa alla classifica approfittando del pareggio del Go Ahead Eagles Deventer sul campo del Cambuur Leeuwarden. Il De Graafschap liquida per 3-0 il Veendam: gli uomini di Kalezic dilagano dopo l'espulsione di van der Laan al 37'. Buijs al 38' apre le marcature, quindi raddoppia al 56' poi ci pensa de Ridder al 67' a calare il tris. I "super boeren" si permottono anche di fallire un rigore al 57' sempre con Buijs. Nelle altre gare l'Excelsior Rotterdam si fa superare dal FC Zwolle per 1-0 fallendo così l'aggancio al terzo posto. Va detto che la squadra di Rotterdam, insieme al Go Ahead Eagles, ha già ottenuto un posto nella prossima "Nacompetitie", vale a dire il torneo che permette di ottenere due posti nella Eredivisie. Da segnalare la tripletta di Kramer del Volendam che, subentrato ad Artz dopo 36', realizza una "Hat Trick" nel giro di 9 minuti. Ancora una rete per Caracciolo del FC Den Bosch sempre più capocannoniere con 16 reti.



Ecco i risultatidella 20° giornata

SC Cambuur - Go Ahead Eagles 0 - 0

FC Den Bosch - Telstar Ijmuiden 2 - 0

FC Dordrecht - Fortuna Sittard 2 - 1

FC Eindhoven - AGOVV Apeldoorn 3 - 1

FC Emmen - FC Volendam 2 - 4

De Graafschap - BV Veendam 3 - 0

Haarlem - FC Oss 1 - 1

Helmond Sport - MVV Maastricht 2 - 4

RBC Roosendaal - FC Omniworld 1 - 2

FC Zwolle - Excelsior Rotterdam 1 - 0



CLASSIFICA

De Graafschap 44

Go Ahead Eagles 43

SC Cambuur 40

Excelsior 37

FC Zwolle 35

FC Dordrecht 32

AGOVV 32

FC Den Bosch 31

Helmond Sport 31

Veendam 30

MVV Maastricht 30

RBC Roosendaal 24

Volendam 24

Telstar 21

FC Omniworld 19

FC Oss 17

Fortuna Sittard 17

FC Eindhoven 17

FC Emmen 15

Haarlem 13





Marco Van Basten, la storia del "cigno di Utrecht"

Scritto da Chris Holter on , in , | Commenti a quello che hai letto (0)



Questo lungo speciale su Marco Van Basten è tratto dal sito fantagazzetta.com ed è stato scritto da Fabrizio Felice Scoglio, gentilissimo nel concedermi di poterlo postare sul blog Calcio Olandese.
BERNA, 9 GIUGNO 2008. E’ il minuto 80 di Italia-Olanda, gara d’esordio degli azzurri ad Euro 2008. Van Bronckhorst di testa con la complicità di Zambrotta ha appena depositato in rete il pallone del 3-0 in favore degli orange, è cappotto.

Sulla panchina avversaria siede un personaggio che tanto ha dato al nostro calcio e che forse più di ogni altro sente la partita come un derby. Applaude la propria squadra, sorride con l’aria di chi sa di aver fatto qualcosa di grande, si volta e vede il suo vecchio compagno Donadoni.
Goodbye Italy, stavolta ha vinto Marco.

UTRECHT, 31 OTTOBRE 1964. In una giornata di metà autunno nasce ad Utrecht Marcel Van Basten noto a tutti con il nome “Marco”.
Il piccolo Marco comincia a giocare a sei anni presso la squadra della propria città, l’Elinkwijk.
Nonostante la giovane età si mette subito in mostra per le sue eccellenti doti tecniche e fisiche tanto da ricevere già a quindici anni un’offerta di ingaggio da parte del Feyenoord, trattativa questa però mai concretizzatasi.
A sedici anni debutta con la nazionale giovanile olandese in un torneo di categoria mettendosi in mostra vincendo il torneo con la propria nazionale e segnando in finale tre reti contro l’Italia.
Dopo queste grandi prestazioni che fanno di lui uno dei giovani più ricercati d’Olanda e d’Europa passa a diciassette anni nell’Ajax del mito Johan Cruijff.

AMSTERDAM, 3 APRILE 1982. Non sappiamo se ognuno di noi abbia o no un destino, ciò che è innegabile è che la vita a volte ci riserva coincidenze magiche, proprio come quella del 3 Aprile del 1982, data dell’esordio di Van Basten tra i professionisti.
Dopo essersi regolamente allenato con la prima squadra per tutta la prima stagione, finalmente Marco debutta in una partita ufficiale entrando nel secondo tempo della sfida tra l’Ajax e il Nec Nijmegen.
Van Basten entra in campo al posto di Cruijff, colui che negli anni ’70 ha contribuito più di ogni altro alla creazione del mito dell’Olanda del calcio totale, il grande campione al termine della propria carriera che stringe la mano al giovane di belle speranze pronto a raccoglierne l’eredità.
L’esordio di Van Basten è di quelli che non si dimenticano, sembra giocare con la serenità dei veterani nonostante la giovane età e realizza al debutto subito un gol proprio sotto gli occhi di Cruijff e dell’Olanda intera. E’ nata una stella.

GRONINGEN, DICEMBRE 1986. Il ciclone Van Basten si è abbattuto sui campionati olandesi di metà anni ’80. Dai nove gol realizzati nella stagione 1982-1983 passa ai ventotto in ventisei partite della stagione successiva di cui è capocannoniere.
Van Basten segna con una facilità imbarazzante così l’anno dopo si ripete con ventidue reti e quello dopo ancora con trentasette reti in ventisei partite laureandosi così per la terza volta capocannoniere e vincendo la Scarpa d’oro.
L’Olanda intera ammira i trionfi nazionali dell’Ajax guidati da questa inarrestabile macchina da gol, da questo giovane campione dotato al tempo stesso di grandissima potenza ed eleganza sopraffina tanto da essere ribattezzato “Il cigno di Utrecht”.
Il volo del cigno però inizia a spezzarsi a causa dei numerosi problemi fisici.
A causa di un’epatite virale è costretto a stare lontano dal terreno di gioco per tre mesi e una volta tornato in campo durante un Groningen-Ajax la caviglia destra fa crack dopo un contrasto con un avversario costringendo Van Basten a farsi operare in Svizzera.
E’ un’annata maledetta a causa dei guai fisici quella del 1986-1987, a Groningen inizia il calvario del campione con le caviglia di cristallo ma il Milan decide di acquistarlo lo stesso per la stagione successiva e si sfrega le mani quando nella finale di Coppa delle Coppe tra Ajax e Lokomotive Lipsia Van Basten torna in campo e segna il gol che regala agli olandesi la coppa.
Oltre al prestigioso successo europeo Van Basten chiude la sua ultima stagione in Olanda con il titolo di capocannoniere per la quarta volta di fila nonostante i guai fisici, ma questo oramai non fa più notizia, al cigno spetta il compito di volare su un campionato di altro spessore: la Serie A.

NAPOLI, 1 MAGGIO 1988. Dopo essere arrivato al Milan per meno di due miliardi di lire, Van Basten debutta in Italia andando subito in rete sia all’esordio in Coppa Italia contro il Bari che in Campionato contro il Pisa ma i guai fisici non lo abbandonano ed è costretto ad operarsi nuovamente alla caviglia – questa volta la sinistra – restando così fermo per infortunio per ben sei mesi.
La stagione di Van Basten è compromessa ma riesce a tornare in campo per il rush finale del Campionato con il Milan alla rincorsa del Napoli.
A Napoli il Milan riesce ad espugnare il San Paolo grazie alla doppietta di Virdis e alla rete proprio di Van Basten, nello stadio di Maradona guida i suoi compagni a una vittoria storica che regala l’undicesimo scudetto ai rossoneri e il primo a Van Basten nella sua stagione d’esordio.
E’ l’inizio di un’era.

MONACO, 25 GIUGNO 1988. Dopo la vittoria dello scudetto Van Basten insieme al collega di club Ruud Gullit si presenta al ritiro della nazionale olandese per disputare il suo primo grande torneo per nazionali (nel 1986 l’Olanda non si era qualificata ai Mondiali).
Dopo la sconfitta per 0-1 contro l’Unione Sovietica nella gara d’esordio, l’Olanda strapazza l’Inghilterra per 3-1 grazie a una tripletta di Van Basten che si porta così subito al comando nella classifica dei capocannonieri e la successiva vittoria contro l’Irlanda permette agli olandesi di qualificarsi per le semifinali.
In semifinale l’Olanda sfida la Germania Ovest padrone di casa e dopo essere passata in svantaggio a causa della rete di Matthaus, Koeman al 74’ e proprio Van Basten a due minuti dal novantesimo regalano all’Olanda la storica finale.
In finale l’Olanda ritrova l’Unione Sovietica ma questa volta le cose vanno diversamente.
Monaco di Baviera si tinge di rossonero grazie alla rete di Gullit al 32’ e il gol del definitivo 2-0 arriva al 54’ con ancora Van Basten che si laurea così capocannoniere della competizione.
Il gol di Van Basten nella finale dell’Europeo è rimasto nella storia del calcio per la sua bellezza, quel pallone che scende dal cielo e che viene calciato in rete al volo da posizione impossibile è una dimostrazione di tecnica, coordinazione, potenza e fantasia che rimarrà per sempre impresso tra le perle del calcio mondiale.
E’ il trionfo dell’Olanda, è il trionfo del cigno.

TOKIO, 9 DICEMBRE 1990. La stagione successiva al primo scudetto e al titolo europeo è quella che vede il Milan ritornare in Coppa dei Campioni dopo ben nove anni di assenza.
Il talento di Van Basten manda in tilt le difese di Italia e di Europa, il malcapitato Vitocha Sofia subisce quattro reti da Van basten nel ritorno dei secidesimi di finale, la Stella Rossa e il Real Madrid sono spremute dal Milan e da Van Basten.
Durante la stagione Marco riceve il suo primo pallone d’oro e segna ben trentadue reti tra campionato e coppe e a Maggio grazie a una sua doppietta in finale contro lo Steaua Bucarest il Milan è sul tetto d’Europa.
Van Basten si ripete contro il Barcellona contribuendo così alla vittoria rossonera in Supercoppa Europea e a Dicembre dopo il successo in Coppa Intercontinentale ai supplementari contro l’Atletico N. Medellin Van Basten riceve il secondo pallone d’oro consecutivo.
All’inizio della stagione 1989-1990 Van Basten viene nuovamente operato, questa volta al menisco, stando così fuori per due mesi.
Nonostante l’infortunio Van Basten con i suoi diciannove gol è capocannoniere del campionato ma lo scudetto è vinto dal Napoli.
In Europa a dettare legge è però ancora il Milan. Van Basten segna contro Real Madrid, Malines, Bayern Monaco e fa sì che la sua squadra arrivi a giocarsi a Vienna la seconda finale di fila, questa volta contro il Benefica.
Il Milan vince per 1-0 grazie a una rete di Rijkaard su apertura di prima intenzione di Van Basten, il Milan è ancora campione d’Europa.
Dopo il successo in Coppa Campioni arrivano anche i successi in Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale contro l’Olimpia Asunciòn in cui Van Basten stranamente non segna ma “si limita” a contribuire alla realizzazione del secondo e del terzo gol.
Con la vittoria di Tokio in Coppa Intercontinentale si chiude il ciclo magico di Arrigo Sacchi sulla panchina del Milan, tre anni di successi, di bel gioco e di dominio: il Milan è nella leggenda.

MILANO, 25 NOVEMBRE 1992. Nell’estate del 1991 è Capello a subentrare in panchina al posto di Sacchi.
La prima stagione dell’era Capello si conclude con la vittoria dello scudetto e il titolo di capocannoniere di Van Basten con ben venticinque reti; impressionante la sua tripletta contro l’Atalanta nell’arco di soli sei minuti. Come dire, gli allenatori cambiano ma i gol di Van Basten restano.
Nel Novembre del 1992 Van Basten è all’apice della carriera, a ventotto anni è nel pieno della maturità e dopo il poker di reti rifilato al Napoli al San Paolo e al Goteborg in Coppa Campioni, riceve il terzo Pallone d’oro della carriera.
Solo Michel Platini e Johann Cruijff (sì, proprio colui che il giovane Marco aveva sostituito dieci anni prima) erano riusciti in tale impresa. Marco Van Basten è nell’olimpo del calcio.

ANCONA, 9 MAGGIO 1993. Si sa, le storie che regalano lo sport sono stupende, sono terribilmente dolci e amare al tempo stesso.
Pochi giorni dopo la vittoria del terzo pallone d’oro Van Basten si reca a St.Moritz per farsi operare ed è costretto a stare fuori per quattro mesi e mezzi.
Rientra a fine Aprile nella trasferta di Udine e una settimana dopo ad Ancora realizza il suo ultimo gol della carriera ad Alessandro Nista, lo stesso a cui aveva segnato il suo primo gol in Serie A.
Pochi giorni dopo nonostante una caviglia a pezzi Van Basten scende in campo nella sfortunata finale di Coppa Campioni contro l’Olympique Marsiglia ma non riesce a segnare a causa delle sue precarie condizioni fisiche.
Segue il quarto intervento chirurgico alla caviglia e due anni di calvario in cui cerca di tornare in campo senza riuscirci così nell’estate del 1995 a soli trent’anni Van Basten ufficializza il suo addio al calcio a due anni dall’ultima sua apparizione.

Si chiude così la bellissima carriera del “Cigno di Utrecht”, una carriera fatta di gol, gioie, infortuni e successi senza essere andato mai fuori dalle righe.
Marco Van Basten è stato uno di quei giocatori che fanno bene al calcio, uno di quei campioni che fanno della sportività la base della propria carriera. Mai un eccesso, mai una dichiarazione fuori dalle righe, solo calcio. E gol.
Un fuoriclasse assoluto come lui manca prima ancora che al nostro calcio a milioni di cuori sportivi italiani, milanisti e non. In tutti noi Van Basten resta e resterà nella nostra testa e nella nostra anima, è e sarà un pensiero, un ricordo, una voglia di emozionarsi ancora. Per sempre.

Grazie Marco

L'AZ Alkmaar fuori dall'Europa

Scritto da Paolo Passalacqua on , in | Commenti a quello che hai letto (0)



L'AZ Alkmaar, con un finale incredibile, viene raggiunta sul 1-1 dallo Standard Liège grazie ad una rete realizzata dal portiere della squadra belga, Sinan Bolat al quinto minuto di recupero. Per i campioni d'Olanda, già eliminati dalla Champions League, vi era la possibilità di accedere alla UEFA Europa League qualora fossero riusciti ad ottenere una vittoria in casa dei "cugini" dello Standard.
L'AZ, in vantaggio dal quarantaduesimo minuto grazie alla rete di Jeremain Lens, sembrava potesse acciuffare quel terzo posto, risollevando il morale della squadra dopo le note vicissitudini che hanno portato all'esonero di Ronald Koeman, sostituito con Dick Advocaat. Tuttavia, in quella che era praticamente l'azione finale della partita, Bolat è salito nell'area di rigore avversaria per sfruttare un calcio di punizione. La rete del pareggio ha permesso allo Standard di chiudere al terzo posto ed ottenere il visto di ingresso nei sedicesimi di finale della Europa League.

Gli olandesi iniziano meglio la gara, ma poi è Sergio Romero a dover intervenire su un tiro scagliato da 20 metri ad opera di Nicaise. Jovanović, dal canto suo, è il trascinatore degli uomini di Boloni e colpisce la parte superiore della traversa alla mezz'ora. L'AZ risponde con Brett Holman che impegna Bolat. Sempre dai piedi di Holman parte l'azione che porta al gol di Lens.

Nonostante il gol gli uomini di Boloni hanno una reazione prima dell'intervallo e solo la mano di Romero impedisce ad Igor De Camargo di riequilibrare le sorti del match. Entrambi i portieri sono i principali protagonisti della prima frazione e Bolat, in particolare, si mette in evidenza anche nei secondi 45' deviando un tiro di Mounir El Hamdaoui.

Quando tutto sembra fatto ecco la doccia fredda per gli olandesi; in pieno recupero Bolat, di testa, infila Romero regalando il terzo posto allo Standard. Una curiosità. mai prima d'ora, in una stessa giornata dei gironi eliminatori di Champions League, due portieri sono riusciti a realizzare un gol ciascuno: oltre a Bolat, anche il portiere del Bayern Munchen, Hans-Jörg Butt, era riuscito a segnare, stavolta dagli 11 metri, una rete.